La casa solitaria

12,00

COD: ISBN 978 88 516 01713 Categorie: , Tag: , ,
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In una casa isolata, affacciata sulla conca di Sarajevo, lo scrittore accoglie una teoria di personaggi che reclamano a gran voce o chiedono sommessamente di entrare nel suo racconto. L’atmosfera ancora ottomana ma già asburgica dell’ambiente riflette la varietà dei protagonisti, che approdano a quella dimora accogliente da un lontano passato storico o dal vissuto personale del narratore, per confessarsi o testimoniare e poi, placati, svanire per sempre.

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Formato

12,5 x 20,5 cm
pp. 139

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Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa
09/01/2017 –  Božidar Stanišić

L’editore Cosmo Iannone di Isernia recentemente ha pubblicato “La casa solitaria” – traduzione di Alice Parmeggiani – raccolta di racconti di Ivo Andrić finora inediti in Italia. Il commento del curatore dell’opera

Il libro di racconti di Andrić La casa solitaria fu pubblicato per la prima volta nel 1976, nell’edizione postuma delle sue opere complete in sedici tomi. A quel tempo la critica considerò questa raccolta soprattutto come un testamento di Andrić, giudizio mantenuto in gran parte fino a oggi.

Basandosi sul fatto che l’opera fu ritrovata nel lascito dell’autore, nelle loro recensioni a La casa solitaria i critici, in modo affrettato, hanno individuato nella funzione testamentaria anche la ragione fondamentale della nascita della raccolta. Le loro argomentazioni però erano in gran parte insufficienti e prive di analisi approfondite. Quest’opera letteraria di Andrić è semanticamente policentrica, tanto che ogni riduzione de La casa solitaria a un suo “ultimo e finale testamento” rappresenterebbe, come minimo, una limitazione nei rispetti non solo di questa, ma anche di tutte le altre sue opere.

È noto che Andrić replicava raramente o in modo assolutamente sobrio alla critica sui suoi romanzi e racconti. Solo verso la fine della sua vita egli si espresse sull’argomento in modo più aperto. Come Goethe – dalle cui opere non si separò mai – Andrić non attribuiva particolare importanza alla critica. Semplicemente, era uno dei rari autori del ventesimo secolo che si aspettavano di apprendere qualcosa da recensioni e saggi sulla propria opera, e così, quando non vi trovava una visione più approfondita o un messaggio rivolto all’autore, li riteneva superflui. “Se vuole sentire la mia opinione, le dirò: la critica è significativa, ma solo quella che appare cinquant’anni dopo la nostra morte. Il libro che è sostenuto dal futuro – è riuscito!”

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