... il libro Padelle, non gavette! di Fausto Carriero e Michele Morelli è un piccolo, delizioso miracolo. Perché quei due militari internati prima nel campo di concentramento di Leopoli e poi a Wietzendorf, nella Bassa Sassonia, riuscirono prodigiosamente a conservare, nelle condizioni più difficili (per quanto i due lager non fossero campi di sterminio e i carcerieri fossero probabilmente meno spietati che in altri mattatoi nazisti) una straordinaria vena ironica e auto-ironica. E il loro quaderno di ricette e memorie gastronomiche, con quelle elaborate leccornie dai nomi abissalmente lontani dalla grama vita quotidiana nelle baracche («Charlot di frutta», «Scorze d'arancio, limone e cedro caramellato», «Chantilly», « Chifel imbottiti»...) e accompagnati da quei teneri disegni che ricordano le illustrazioni dei vecchi sussidiari o di Giamburrasca, è un regalo prezioso. Che ci aiuta, grazie alla pubblicazione che avviene finalmente quasi settant'anni dopo per merito di Fausto Morelli, figlio di Michele, a capire come l'uomo, anche nei momenti più cupi, spaventosi, disperati, possa trovare in se stesso la forza di sopravvivere aggrappandosi alla fantasia, al sogno, all'ironia.
dal Corriere della Sera
giovedì 26 gennaio 2012