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	Commenti a: Kossi Komla-EbriLà dove il vento cambia	</title>
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		<title>
		Di: Alberto e Stefania		</title>
		<link>https://www.cosmoiannone.it/edizioni/kossi-komla-ebrila-dove-il-vento-cambia/#comment-1743</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alberto e Stefania]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:12:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il libro mi è piaciuto molto.
La struttura a capitoli con i nomi e le trame individuali che si intersecano funziona molto bene, la lettura è davvero piacevole.
Se ci fossero state altrettante pagine sarei andato avanti a leggerle.
Ho come l&#039;impressione che non tutte le storie nel libro si concludano ma è così, non in tutte le storie che vivi o senti hai la consapevolezza che si siano concluse perché forse non si sono concluse (è il bello della vita). 
È un romanzo e non un saggio ma dice tante cose, da molti punti di vista.
Ho colto soprattutto il messaggio a me come “bianco occidentale” e &quot;cooperante&quot;.
Con mia moglie molti anni fa sono stato volontario per quasi tre anni in un paese dell&#039;Africa sub sahariana.
Nel nostro soggiorno, molte delle cose che racconti le abbiamo vissute, viste o intuite.
Non tutte ci sono piaciute.
Le descrivi bene, con sincerità, sono un po’ scomode o indigeste ma è tutto vero.
Dall’approccio verso questo “partire” ai tanti modi di “stare” al come e perché “tornare”.
Anche le vicende dei personaggi che appunto possono avere dei cambiamenti profondi e inaspettati senza che ci sia un giudizio morale su di loro mi è piaciuto.
Non ci sono “buoni” e “cattivi” in assoluto. 
Come scrivi alla fine: “L’Africa mette a nudo le tue non debolezze Qui vi ritrovate con voi stessi senza più il paravento, la corteccia protettrice del ritmo sfrenato dell&#039;Europa che non vi lascia tempo per soffermarvi sulle cose”.
Per noi è stato così.
Leggere le tue pagine ha messo in moto pensieri e sensazioni nel profondo.
Inquietudini, sensi di colpa, frustrazioni. Mi sono agitato dopo aver chiuso il libro prima di dormire (facendo sogni poco sereni) e ripensando alla nostra esperienza in cui soprattutto non ci siamo sentiti all’altezza del compito, ma impotenti di fronte ai tanti problemi e soprattutto alla sofferenza che non sembrava essere minimamente intaccata dal nostro sforzo.
Dopo tanti anni so che, anche se non ha cambiato “il destino del continente&quot;, andare non è stato inutile, né per noi né per quelli che abbiamo cercato di aiutare nel nostro piccolo.
Ma leggere ha anche richiamato tanta bellezza che abbiamo vissuto nel nostro soggiorno, nei luoghi e soprattutto nelle persone di quelle terre che abbiamo affiancato in quel breve periodo.
Questa meraviglia resta nel nostro profondo e resterà per sempre.
Grazie davvero per questo tuo lavoro!
Alberto e Stefania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro mi è piaciuto molto.<br />
La struttura a capitoli con i nomi e le trame individuali che si intersecano funziona molto bene, la lettura è davvero piacevole.<br />
Se ci fossero state altrettante pagine sarei andato avanti a leggerle.<br />
Ho come l&#8217;impressione che non tutte le storie nel libro si concludano ma è così, non in tutte le storie che vivi o senti hai la consapevolezza che si siano concluse perché forse non si sono concluse (è il bello della vita).<br />
È un romanzo e non un saggio ma dice tante cose, da molti punti di vista.<br />
Ho colto soprattutto il messaggio a me come “bianco occidentale” e &#8220;cooperante&#8221;.<br />
Con mia moglie molti anni fa sono stato volontario per quasi tre anni in un paese dell&#8217;Africa sub sahariana.<br />
Nel nostro soggiorno, molte delle cose che racconti le abbiamo vissute, viste o intuite.<br />
Non tutte ci sono piaciute.<br />
Le descrivi bene, con sincerità, sono un po’ scomode o indigeste ma è tutto vero.<br />
Dall’approccio verso questo “partire” ai tanti modi di “stare” al come e perché “tornare”.<br />
Anche le vicende dei personaggi che appunto possono avere dei cambiamenti profondi e inaspettati senza che ci sia un giudizio morale su di loro mi è piaciuto.<br />
Non ci sono “buoni” e “cattivi” in assoluto.<br />
Come scrivi alla fine: “L’Africa mette a nudo le tue non debolezze Qui vi ritrovate con voi stessi senza più il paravento, la corteccia protettrice del ritmo sfrenato dell&#8217;Europa che non vi lascia tempo per soffermarvi sulle cose”.<br />
Per noi è stato così.<br />
Leggere le tue pagine ha messo in moto pensieri e sensazioni nel profondo.<br />
Inquietudini, sensi di colpa, frustrazioni. Mi sono agitato dopo aver chiuso il libro prima di dormire (facendo sogni poco sereni) e ripensando alla nostra esperienza in cui soprattutto non ci siamo sentiti all’altezza del compito, ma impotenti di fronte ai tanti problemi e soprattutto alla sofferenza che non sembrava essere minimamente intaccata dal nostro sforzo.<br />
Dopo tanti anni so che, anche se non ha cambiato “il destino del continente&#8221;, andare non è stato inutile, né per noi né per quelli che abbiamo cercato di aiutare nel nostro piccolo.<br />
Ma leggere ha anche richiamato tanta bellezza che abbiamo vissuto nel nostro soggiorno, nei luoghi e soprattutto nelle persone di quelle terre che abbiamo affiancato in quel breve periodo.<br />
Questa meraviglia resta nel nostro profondo e resterà per sempre.<br />
Grazie davvero per questo tuo lavoro!<br />
Alberto e Stefania</p>
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		Di: Paolo Sangiorgio		</title>
		<link>https://www.cosmoiannone.it/edizioni/kossi-komla-ebrila-dove-il-vento-cambia/#comment-1720</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Sangiorgio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 09:01:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel farti davvero i complimenti per aver elaborato un romanzo così pieno di storie e di personaggi che si intrecciano tra loro e raccontano ciascuno un aspetto, un modo di vivere la vita a prescindere dall&#039; essere nero o bianco ( la generosità,la benevolenza,l&#039; altruismo e, d&#039;altro canto il cinismo, l&#039; arroganza, l&#039; abuso di potere, i pettegolezzi penso siano uguali in ogni angolo del mondo) mi voglio soffermare su un paio di aspetti che mi hanno colpito. Il primo è la storia di Edem Kuevi e il suo vivere così giovane lontano da casa in un collegio austero( sarebbe bello raccontarla nelle scuole superiori ai nostri adolescenti per fare capire cosa significhi la parola sacrificio): tanto mi sono piaciute le descrizioni delle giornate invernali , la scoperta della neve, i soprusi subiti, i comportamenti meschini e ambigui dei frati, la solitudine dei fine settimana, l&#039; amore per la poesia e i libri... Paradossalmente mi ha colpito e un po&#039; spiazzato la sua separazione da Anna (ma come, uno che ha vissuto la fatica di arrivare dove voleva arrivare non riesce a capire in fondo i bisogni di chi ama?) che credo voglia dimostrare come anche in questo caso tutto il mondo è paese al di là delle differenze culturali, sociali e ambientali. Il secondo aspetto che più mi è piaciuto è di carattere generale e cioè tutte quelle descrizioni che stanno sempre in sottofondo della &quot;tua&quot; Africa: i paesaggi, le strade di terra rossa, i sapori e i colori del cibo, la confusione gioiosa dei mercati, la vita nei villaggi, la corruzione dei funzionario ( aimé come in Italia), la condizione spregevole delle carceri ( non che in Italia sia meglio), la descrizione delle case e dei riti atavici... Tutti aspetti che ho avuto modo di vivere l&#039; estate scorsa in Malawi. Mi è piaciuta l&#039; idea, che condivido pienamente di presentare l&#039; africa così, senza troppo criticare quello che è, senza cadere in facili moralismi o nelle solite frasi fatte, bensì mostrando tutti i suoi lati (positivi e negativi) lasciando al lettore le sue considerazioni che per essere oneste e sensate devono essere per forza di cose prima &quot;vissute sul campo&quot;. Attraverso il tuo romanzo credo di aver intravisto una sorta d&#039; invito a visitare e toccare con mano quello che è l&#039; Africa oggi senza pregiudizi e nemmeno con l&#039; idea di imporre modi e usi occidentali in modo drastico andando a cozzare con tradizioni millenarie che possono essere sì migliorate ma con mano gentile e progetti mirati. Visitando i Villa in  Malawi non ho voluto fare foto da esibire per mostrarne l&#039;incredibile, ai nostri occhi,arretratezza del loro vivere ma ho solo osservato e imparato aspetti quotidiani che mi hanno dato maggior consapevolezza del valore della vita. Il tuo romanzo mi ha dato conferma di questo perché non dà giudizi trancianti sui modi di comportarsi , di esprimersi, di vivere degli africani e degli occidentali ma lascia libero il lettore di farsi una sua idea su quale sia il modo migliore di venirsi incontro per cercare di avviare un cammino comune. Credo che nella sonora risata finale di Luciana e Jafi abbia trovato la mia personale risposta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel farti davvero i complimenti per aver elaborato un romanzo così pieno di storie e di personaggi che si intrecciano tra loro e raccontano ciascuno un aspetto, un modo di vivere la vita a prescindere dall&#8217; essere nero o bianco ( la generosità,la benevolenza,l&#8217; altruismo e, d&#8217;altro canto il cinismo, l&#8217; arroganza, l&#8217; abuso di potere, i pettegolezzi penso siano uguali in ogni angolo del mondo) mi voglio soffermare su un paio di aspetti che mi hanno colpito. Il primo è la storia di Edem Kuevi e il suo vivere così giovane lontano da casa in un collegio austero( sarebbe bello raccontarla nelle scuole superiori ai nostri adolescenti per fare capire cosa significhi la parola sacrificio): tanto mi sono piaciute le descrizioni delle giornate invernali , la scoperta della neve, i soprusi subiti, i comportamenti meschini e ambigui dei frati, la solitudine dei fine settimana, l&#8217; amore per la poesia e i libri&#8230; Paradossalmente mi ha colpito e un po&#8217; spiazzato la sua separazione da Anna (ma come, uno che ha vissuto la fatica di arrivare dove voleva arrivare non riesce a capire in fondo i bisogni di chi ama?) che credo voglia dimostrare come anche in questo caso tutto il mondo è paese al di là delle differenze culturali, sociali e ambientali. Il secondo aspetto che più mi è piaciuto è di carattere generale e cioè tutte quelle descrizioni che stanno sempre in sottofondo della &#8220;tua&#8221; Africa: i paesaggi, le strade di terra rossa, i sapori e i colori del cibo, la confusione gioiosa dei mercati, la vita nei villaggi, la corruzione dei funzionario ( aimé come in Italia), la condizione spregevole delle carceri ( non che in Italia sia meglio), la descrizione delle case e dei riti atavici&#8230; Tutti aspetti che ho avuto modo di vivere l&#8217; estate scorsa in Malawi. Mi è piaciuta l&#8217; idea, che condivido pienamente di presentare l&#8217; africa così, senza troppo criticare quello che è, senza cadere in facili moralismi o nelle solite frasi fatte, bensì mostrando tutti i suoi lati (positivi e negativi) lasciando al lettore le sue considerazioni che per essere oneste e sensate devono essere per forza di cose prima &#8220;vissute sul campo&#8221;. Attraverso il tuo romanzo credo di aver intravisto una sorta d&#8217; invito a visitare e toccare con mano quello che è l&#8217; Africa oggi senza pregiudizi e nemmeno con l&#8217; idea di imporre modi e usi occidentali in modo drastico andando a cozzare con tradizioni millenarie che possono essere sì migliorate ma con mano gentile e progetti mirati. Visitando i Villa in  Malawi non ho voluto fare foto da esibire per mostrarne l&#8217;incredibile, ai nostri occhi,arretratezza del loro vivere ma ho solo osservato e imparato aspetti quotidiani che mi hanno dato maggior consapevolezza del valore della vita. Il tuo romanzo mi ha dato conferma di questo perché non dà giudizi trancianti sui modi di comportarsi , di esprimersi, di vivere degli africani e degli occidentali ma lascia libero il lettore di farsi una sua idea su quale sia il modo migliore di venirsi incontro per cercare di avviare un cammino comune. Credo che nella sonora risata finale di Luciana e Jafi abbia trovato la mia personale risposta.</p>
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