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	<title>Quaderni sulle Migrazioni Archivi - Cosmo Iannone Editore</title>
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	<title>Quaderni sulle Migrazioni Archivi - Cosmo Iannone Editore</title>
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		<title>Zélia Gattai Amado e l&#8217;emigrazione italiana in Brasile</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 15:15:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quest’opera traccia il percorso della cosiddetta Grande emigrazione italiana oltreoceano, tra la fine del sec. XIX e gli inizi del sec. XX, evidenziando i contesti socio-politici italiani e brasiliani nell’ambito dei quali avvenivano le partenze e gli arrivi, fornendo documenti e testimonianze originali che rivelano i valori che accompagnarono molti emigranti di quel tempo e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quest’opera traccia il percorso della cosiddetta Grande emigrazione italiana oltreoceano, tra la fine del sec. XIX e gli inizi del sec. XX, evidenziando i contesti socio-politici italiani e brasiliani nell’ambito dei quali avvenivano le partenze e gli arrivi, fornendo documenti e testimonianze originali che rivelano i valori che accompagnarono molti emigranti di quel tempo e le difficoltà che furono costretti a vivere in terra straniera. L’autrice focalizza dati, finora sconosciuti ai più, utopie, sogni e lotte per i diritti sociali ponendo l’accento su alcune caratteristiche migratorie. Dedica pagine a storie uniche come quella della Colonia Cecília nel Paraná, e riscatta la memoria di alcuni personaggi dimenticati, come gli italiani Francesco Arnaldo Gattai, Giovanni Rossi e Oreste Ristori.<br />
É questo l’humus che respirò fin da piccola la memorialista Zélia Gattai Amado. Figlia e nipote di emigranti italiani, conservò per tutta la vita valori e tradizioni del paese dei suoi antenati. Una vita di straordinario coraggio e dignità la condusse fino all’incontro con il famoso scrittore Jorge Amado, del quale fu moglie per cinquantasei anni. In questo libro l’autrice, biografa ufficiale di Zélia Gattai, per la prima volta in assoluto, ne ripercorre l’esistenza completa.</p>
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		<title>Per le strade d&#8217;Europa &#8211; L’emigrazione temporanea delle Mainarde e della Valle del Volturno (1860 &#8211; 1915)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 09:39:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo lavoro è il naturale sviluppo de La tratta dei Fanciulli, dello stesso Autore, in cui era affrontato il tema dei bambini tratti dalla Valle del Volturno e impiegati come suonatori ambulanti al seguito di familiari e “padroni” e come garzoni nelle vetrerie francesi. La ricerca si concentra sulla emigrazione degli adulti che trovava sostentamento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo lavoro è il naturale sviluppo de La tratta dei Fanciulli, dello stesso Autore, in cui era affrontato il tema dei bambini tratti dalla Valle del Volturno e impiegati come suonatori ambulanti al seguito di familiari e “padroni” e come garzoni nelle vetrerie francesi. La ricerca si concentra sulla emigrazione degli adulti che trovava sostentamento nelle strade, focalizzandosi sul variegato mondo dei suonatori ambulanti all’estero. Sono ricostruiti i percorsi, le presenze nelle località europee, le trasformazioni dei mestieri girovaghi e le condizioni di vita nei luoghi di arrivo. Si è cercato di valutare, inoltre, quanto questa particolare emigrazione pesasse nel complesso dei movimenti verso l’Europa e sull’economia dei diversi paesi dai quali i protagonisti partivano. Ne viene fuori un quadro inaspettato nel quale la condizione normalmente legata al vagabondaggio e all’accattonaggio mostra segni inequivocabili di stabilità e disegna prospettive di evoluzione per centinaia di famiglie, al contrario dell’immagine stereotipata del tempo che, per altro, ne ha determinato l’oblio. Matrimoni, nascite e decessi scandiscono la vita di suonatori, gelatai, “merciajuoli” e modelli che per decenni hanno sostenuto con determinazione e coraggio le loro vite marginali al punto da diventare esempio di una povertà dignitosa.</p>
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		<title>L&#8217;infanzia migrante tra realtà e rappresentazione letteraria (1861-1920)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 21:20:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le storie dei bambini provenienti dalla fascia appenninica “fittati” o “venduti” ai padroni come apprendisti dalle famiglie angustiate dalla miseria e finiti per le strade del mondo come strimpellatori, ammaestratori di animali, figurinai e spazzacamini ambulanti, già da qualche tempo hanno attirato l’attenzione degli studiosi di migrazioni. Anche il Molise è stato coinvolto nella “tratta” [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le storie dei bambini provenienti dalla fascia appenninica “fittati” o “venduti” ai padroni come apprendisti dalle famiglie angustiate dalla miseria e finiti per le strade del mondo come strimpellatori, ammaestratori di animali, figurinai e spazzacamini ambulanti, già da qualche tempo hanno attirato l’attenzione degli studiosi di migrazioni.<br />
Anche il Molise è stato coinvolto nella “tratta” dei minori, e la sua fase più acuta, compresa tra il periodo unitario e i primi decenni del Novecento, è l’oggetto di questa ricerca.<br />
Diversi gli interrogativi a cui si è cercato di dare risposta: quali le ragioni strutturali dell’emigrazione infantile molisana, e quale ne è stata, all’epoca, la percezione sulla stampa e nei vari strati della popolazione? Come hanno reagito le istituzioni locali, nazionali ed europee di fronte allo scandalo suscitato dal dilagare nelle strade dei piccoli vagabondi sfruttati o impegnati, al limite delle loro forze, in pericolosi lavori di fabbrica all’estero?<br />
L’indagine si è quindi soffermata sull&#8217;ambiente familiare dei fanciulli, sulla condizione delle madri e sulla generale criticità della scuola. Nel frattempo l’espatrio, lo sfruttamento lavorativo dei minori, i mille mestieri a cui erano costretti trovavano posto nella letteratura, riempiendo le pagine di racconti, romanzi, opere teatrali e poemi destinati con intenti per lo più pedagogici e moraleggianti ai ragazzi borghesi. In chiusura, uno sguardo attento alle matrici letterarie e alle motivazioni che hanno ispirato le opere italiane e straniere, tenendo presente l’infanzia migrante e sfruttata di ieri e di oggi.</p>
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		<title>Tracce e itinerari di un&#8217;utopia L&#8217;emigrazione italiana in Argentina</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 21:49:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo volume propone un’analisi approfondita delle forme dell’immaginario degli emigrati italiani in Argentina, a partire dal XIX secolo fino ai primi anni del XXI. Esso si concentra sul confronto politico e ideologico che si è sviluppato intorno all&#8217;emigrazione italiana nella realtà argentina e ne prospetta le distinte posizioni. Tra le tematiche principali affrontate rientrano le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo volume propone un’analisi approfondita delle forme dell’immaginario degli emigrati italiani in Argentina, a partire dal XIX secolo fino ai primi anni del XXI.<br />
Esso si concentra sul confronto politico e ideologico che si è sviluppato intorno all&#8217;emigrazione italiana nella realtà argentina e ne prospetta le distinte posizioni.<br />
Tra le tematiche principali affrontate rientrano le iscrizioni sociali che contribuiscono a disegnare il profilo dell’emigrante come soggetto culturale, la costruzione dell’identità in rapporto con l’alterità, la formazione delle idee di Nazione e di Patria, la strutturazione fattuale, esperienziale e anche immaginaria degli spazi, delle cause e delle conseguenze dell’emigrazione, i luoghi e i meccanismi della memoria e il legame della narrazione dell’emigrazione con la letteratura di viaggio.<br />
Il corpus analizzato, ampio e eterogeneo, comprende testi letterari canonici e altre forme di testualità che sono state, nel tempo, sommerse, silenziate o marginalizzate. Questi materiali sono stati riscattati dall&#8217;oblio per il grande valore che ricoprono nella documentazione della costruzione dell’immaginario collettivo e per lo studio dell’impatto che ha avuto, per entrambi i Paesi, l’emigrazione italiana in Argentina.</p>
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		<title>Storia sommersa delle migrazioni italianeLetteratura per l&#8217;infanzia ed emigrazione dall&#8217;Ottocento a oggi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 10:49:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fu la letteratura per l’infanzia (libri, giornalini, fumetti), a partire dall&#8217;ultimo scorcio dell’Ottocento e con ininterrotta sollecitudine fino ai nostri giorni, ad offrire il contributo più sostanzioso alla costruzione di una memoria collettiva dell’emigrazione italiana, in termini di storie, narrazioni, rappresentazioni. In questa vasta, sommersa e ignorata produzione letteraria e paraletteraria, qui per la prima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fu la letteratura per l’infanzia (libri, giornalini, fumetti), a partire dall&#8217;ultimo scorcio dell’Ottocento e con ininterrotta sollecitudine fino ai nostri giorni, ad offrire il contributo più sostanzioso alla costruzione di una memoria collettiva dell’emigrazione italiana, in termini di storie, narrazioni, rappresentazioni. In questa vasta, sommersa e ignorata produzione letteraria e paraletteraria, qui per la prima volta raccolta e scandagliata, la tematica emigratoria fu soggetta ad una varietà di declinazioni e impieghi, sovente strumentali e cangianti nel tempo, certo, poiché subordinati alle diverse congiunture storiche e alle importanti trasformazioni politiche, culturali, sociali ed economiche che interessarono l’Italia (e i paesi di destinazione dei nostri connazionali), ma anche cicliche o risorgenti sia pure ritessute o intrecciate, non di rado piegate a finalità politiche e educative, più o meno manifeste. Le letture deprecatorie e metaforicamente funerarie sull&#8217;espatrio che connotarono la narrativa per ragazzi in età umbertina, quelle celebrative degli italiani all&#8217;estero e i raccontini della “redenzione” e della “fede” durante la fase del nazionalismo maturo e nel ventennio fascista, e ancora le storie d’emigrazione figlie del clima di “guerra fredda” circolate negli anni cinquanta e quelle “militanti” e di “lotta” di certi libri per ragazzi degli anni settanta, per tacer di molto altro, mostrano questa porosità della letteratura per l’infanzia alle ideologie e alla temperie politica e culturale di ogni epoca, compresa, naturalmente, quella attuale. Nella prima parte del volume le scritture per ragazzi sono analizzate secondo un criterio di successione storica all&#8217;interno di filoni tematici caratteristici (l&#8217;antiemigrazionismo, il ritorno, l’esotismo e l’avventura, i problemi dell’identità, il racconto di chi è rimasto al paese, la mobilità interna…); nella seconda parte, invece, l’analisi si sposta sui testi per ragazzi di alcuni scrittori e scrittrici che dall&#8217;una o dall&#8217;altra sponda dell’oceano rivolsero una particolare attenzione al tema qui esplorato, riversando nelle loro opere un consistente background emigratorio di natura autobiografica. Il volume è arricchito da oltre 250 illustrazioni e completato da un’inedita lettura “emigrazionistica” di Pinocchio.</p>
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		<title>Dentro e Fuori il teatro Ventura degli italiani e del loro melodramma nel Rio de la Plata</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2018 21:42:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In un gioco di rimandi documentali e argomentativi tra Europa e America Latina, l’opera lirica è Il tracciato sul quale l’autore conduce il suo studio sulle dinamiche comunitarie dell’emigrazione dal 1880 al 1920. Il melodramma, in quel periodo già da tempo vivo in tutte le pieghe della società italiana, e dunque imprescindibile portato culturale dei migranti, si insinua progressivamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un gioco di rimandi documentali e argomentativi tra Europa e America Latina, l’opera lirica è Il tracciato sul quale l’autore conduce il suo studio sulle dinamiche comunitarie dell’emigrazione dal 1880 al 1920. Il melodramma, in quel periodo già da tempo vivo in tutte le pieghe della società italiana, e dunque imprescindibile portato culturale dei migranti, si insinua progressivamente e in modo capillare anche nel tessuto sociale argentino e sudamericano. Grazie ai musicanti di strada e ai musicisti di professione, alla formazione di bande musicali e di cori, senza tralasciare l’apporto del teatro delle marionette, il processo di diffusione e incardinamento dell’opera italiana, sia nei luoghi centrali che periferici del vasto territorio latinoamericano, si compie rapidamente. La musica italiana invade letteralmente le strade e i salotti della buona società di Buenos Aires e Montevideo, le sale da concerto, i teatri prestigiosi e quelli più popolari, condizionando gusti e riti delle comunità di accoglienza. Bellini e Donizetti, Rossini e poi Verdi, Mascagni e Puccini diventano per i migranti emblemi identitari, e le loro opere simboli di orgoglio e fierezza a cui appoggiarsi e in cui riconoscersi nelle difficoltà del nuovo percorso di vita.</p>
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		<title>L&#8217;emigrazione in un paese  dell&#8217;Italia meridionale Agnone tra storia e antropologia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 09:05:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo lavoro di W. A. Douglass è il frutto di una elevata padronanza di metodologie scientifiche applicate alle indagini di comunità e di un’ampia visione delle tematiche emigratorie, trapiantate nel fertile humus agnonese, ricco di testimonianze e richiami sociali e storici. Esso può essere considerato come il più moderno, approfondito e articolato studio di una comunità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo lavoro di W. A. Douglass è il frutto di una elevata padronanza di metodologie scientifiche applicate alle indagini di comunità e di un’ampia visione delle tematiche emigratorie, trapiantate nel fertile humus agnonese, ricco di testimonianze e richiami sociali e storici. Esso può essere considerato come il più moderno, approfondito e articolato studio di una comunità molisana mai realizzato sotto un profilo di storia sociale.<br />
La ricerca per lunghi anni è rimasta circoscritta nell&#8217;ambito specialistico. Questa nuova edizione è l’occasione non solo per rilanciarne la conoscenza e la diffusione, ma anche per ridefinirne criticamente la collocazione in un duplice ambito: le nuove prospettive che si sono aperte sul terreno della mobilità interna e internazionale e una migliore conoscenza del mutamento della società molisana verso la condizione contemporanea.<br />
La crisi di questi anni, particolarmente acuta nelle zone interne, ha evidenziato infatti le contraddizioni insite nel modello di modernizzazione della società molisana e sottolineato l’esigenza di recuperare una visione di lungo periodo, legata agli aspetti strutturali del contesto  ambientale e ai processi profondi che hanno agito sulla transizione sociale. Nella prospettiva di un nuovo tipo di sviluppo e nella speranza, non effimera, di una diversa forma di protagonismo territoriale, sociale e culturale.</p>
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		<title>Al caleidoscopio della gran guerra Vetrini di donne, di canti e di emigranti (1914-1918)</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 20:49:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il marchingegno ottico che siamo soliti chiamare caleidoscopio fu inventato da un fisico scozzese nel 1817, ma se dopo un secolo esatto di vita esso fosse stato puntato sugli scenari sanguinosi del primo conflitto mondiale per mettere a fuoco profili di donne, di civili e di soldati che vi erano coinvolti, non avrebbe potuto restituire, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il marchingegno ottico che siamo soliti chiamare caleidoscopio fu inventato da un fisico scozzese nel 1817, ma se dopo un secolo esatto di vita esso fosse stato puntato sugli scenari sanguinosi del primo conflitto mondiale per mettere a fuoco profili di donne, di civili e di soldati che vi erano coinvolti, non avrebbe potuto restituire, specie in quell&#8217;anno terribile, una prevalenza d’immagini concatenate fra loro in linea con quanto promesso etimologicamente dal suo nome.</p>
<p>Tra le figure che parzialmente avrebbero potuto contraddire una simile constatazione, nondimeno, ve ne furono alcune legate alle esperienze femminili, alle musiche del tempo di guerra e agli affetti dei militari e dei loro cari riflessi per lettera negli scambi privati di notizie, che tornano oggi alla ribalta, appunto in “bella vista”, assieme alle storie dimenticate di alcuni milioni di emigranti e di immigrati italiani, grazie alla ricostruzione tentata in questo libro. Nei suoi capitoli prendono posto infatti, appunto come tanti “vetrini” di un ideale caleidoscopio, il diverso impegno delle donne, l’universo dei suoni e dei canti che contrappuntarono fatti ed eventi del nostro &#8217;15-&#8217;18 e i racconti epistolari dei combattenti e dei loro familiari, soprattutto di quelli rimasti a vivere all’estero da dove, fra l’altro, non furono pochi — circa 300 mila in totale — i riservisti e i giovani volontari che fecero ritorno in Italia per arruolarsi nelle file del regio esercito.</p>
<p>L’intreccio di vicende che ne dipese consente e quasi impone lo sviluppo di un racconto ad incastro degli avvenimenti del periodo bellico e ne suggerisce una visione originale per come essi maturarono, a ridosso delle dinamiche propriamente militari, proponendo inoltre per la prima volta (e non solo rispetto al caso italiano) una analisi ravvicinata della “Grande guerra degli emigranti” e di alcuni remoti “fronti interni” entrati in funzione al di là dell’Atlantico — specialmente in Argentina — grazie alla mobilitazione d’interi segmenti o settori portanti delle nostre comunità immigratorie, grandi e piccole, fiorite in America sin dalla fine dell’Ottocento e giunte nel 1915 all’apice della loro espansione</p>
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		<title>Cerro al Volturno Un paese in movimento</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 15:41:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le popolazioni rurali per secoli sono state rappresentate come statiche e restie a uscire dai confini del proprio villaggio. Questa ricerca rovescia questo stereotipo, dimostrando quante siano, in un paese interno come Cerro al Volturno, le occasioni e le forme di mobilità vissute dai suoi abitanti. Si usciva dal paese per la transumanza e per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le popolazioni rurali per secoli sono state rappresentate come statiche e restie a uscire dai confini del proprio villaggio. Questa ricerca rovescia questo stereotipo, dimostrando quante siano, in un paese interno come Cerro al Volturno, le occasioni e le forme di mobilità vissute dai suoi abitanti. Si usciva dal paese per la transumanza e per i lavori stagionali; ci si allontanava per emigrazione: le partenze definitive per le Americhe e le partenze stagionali e temporanee verso il nord Europa, con le lunghe e dolorose separazioni tra marito e moglie, tra padri e figli.<br />
Con numerose interviste si dà la parola a chi questa mobilità l&#8217;ha vissuta in prima persona, affinché non si perda la memoria delle generazioni passate. Alle testimonianze dirette si accompagnano minuziose ricerche di archivio relative alle molte centinaia di cerresi che fin dai primi del Novecento si imbarcarono per luoghi lontani. Il volume giunge fino all&#8217;esodo giovanile di oggi che vede i nipoti degli antichi emigranti partire non più con una valigia di cartone, ma con una laurea in tasca.<br />
L&#8217;opera, frutto di un&#8217;impegnativa e rigorosa ricerca, è anche un tributo riconoscente nei confronti di chi, con coraggio e con duro lavoro all&#8217;estero, ha consentito ai figli di accedere alla scuola e di raggiungere i gradi più alti di istruzione e qualificate professioni.<br />
La conclusione è un&#8217;apertura verso scenari futuri. In un mondo in cui le migrazioni sono diventate un inarrestabile fenomeno planetario, anche Cerro al Volturno, paese di emigrazione e di spopolamento, potrebbe diventare un approdo per chi giunge da paesi lontani.</p>
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		<title>Adulti si nasceva Immagini e metafore letterarie sull&#8217;emigrazione minorile girovaga e di lavoro dall&#8217;Ottocento ai giorni nostri</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2016 17:52:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le storie dell’espatrio, dello sfruttamento lavorativo e della “tratta” dei minori italiani all&#8217;estero fra Ottocento e prima metà del Novecento e dei loro mille mestieri di strada e impieghi nelle fabbriche trovarono un alloggio sicuro, una dimora adottiva, nella coeva produzione letteraria educativa e popolare. Abitarono (e abitano) le pagine di un sostanzioso corpus di opere rivolte soprattutto alla gioventù – tra romanzi, racconti, poesie, poemi, opere teatrali e musicali – di autori italiani, stranieri e autori emigrati che scrissero direttamente dai luoghi di approdo. Furono in gran parte “atroci letture devote” quelle sui piccoli suonatori d’organetto, i bambini spazzacamini, i giovani venditori di statuine e i piccoli vetrai all&#8217;estero che intendevano contristare la fanciullezza borghese secondo uno sperimentato assioma pedagogico, e amplificare la vulgata antiemigrazionista delle classi dirigenti e colte. Questo volume, grazie al grande lavoro di recupero e di inquadramento d’una letteratura sommersa e per lo più dimenticata, impropriamente considerata “minore”, e del suo ampio corredo iconico, indaga sia le diverse matrici letterarie di questa complessa e, a tratti, caleidoscopica produzione, sia le persistenze e le similitudini tra quella e il racconto odierno dell’infanzia condotta per il mondo e sfruttata.</p>
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