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	<title>Novità Archivi - Cosmo Iannone Editore</title>
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	<title>Novità Archivi - Cosmo Iannone Editore</title>
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		<title>LA MALINCONIA DEL MAKNINE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 14:35:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo la leggenda, fu ascoltando il canto del cardellino che il grande maestro Ziriab aggiunse ventiquattro note alla musica andalusa, lo stesso canto che interessa la musica chaabi, espressione dell’anima malinconica di Algeri. Per il cardellino o maknine gli algerini nutrono una vera passione. Seham Boutata la racconta intrecciando il registro del mémoir personale al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2">Secondo la leggenda, fu ascoltando il canto del cardellino che il grande maestro Ziriab aggiunse ventiquattro note alla musica andalusa, lo stesso canto che interessa la musica chaabi, espressione dell’anima malinconica di Algeri.</p>
<p class="p2">
Per il cardellino o maknine gli algerini nutrono una vera passione. Seham Boutata la racconta intrecciando il registro del mémoir personale al riepilogo dei grandi momenti della storia dell’Algeria.</p>
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		<title>BARBARA RONCHI MAGNETICO TALENTO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:51:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Barbara Ronchi è una delle attrici più intense e autentiche del cinema italiano. In pochi anni ha costruito un percorso artistico sorprendente, attraversando con naturalezza cinema d’autore e commedia, teatro e televisione, senza mai rinunciare alla propria cifra più preziosa: una straordinaria capacità di rendere veri i personaggi che interpreta. Da Fai bei sogni e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Barbara Ronchi è una delle attrici più intense e autentiche del cinema italiano. In pochi anni ha costruito un percorso artistico sorprendente, attraversando con naturalezza cinema d’autore e commedia, teatro e televisione, senza mai rinunciare alla propria cifra più preziosa: una straordinaria capacità di rendere veri i personaggi che interpreta. Da Fai bei sogni e Rapito di Bellocchio, a Settembre e Diva Futura di Steigerwalt; da Elisa di Di Costanzo a Familia di Costabile, dalla serie Imma Tataranni ai ruoli incisivi da non protagonista, Barbara ha dato vita a donne fragili e forti, ironiche e tormentate, sempre lontane dagli stereotipi e profondamente umane. Prove che hanno svelato un talento magnetico, che attrae a sé le storie e gli spettatori. Questo volume ne ripercorre la carriera attraverso saggi sui film interpretati, testimonianze di colleghi e colleghe e una ricca conversazione nella quale l’attrice si racconta con sincerità e disincanto.<br />
Testi di Pedro Armocida, Chiara Borroni, Matteo Brighenti, Sara Casoli, Fiaba Di Martino, Ilaria Feole, Federico Gironi, Emiliano Morreale, Anna Maria Pasetti, Sabina Pavone, Federico Pedroni, Mariapaola Pierini, Ilaria Ravarino, Giacomo Ravesi, Boris Sollazzo, Davide Maria Zazzini.<br />
Interviste a Marco Bellocchio e Simone Gattoni, Francesco Costabile, Leonardo Di Costanzo, Susanna<br />
Nicchiarelli con Marianna Cappi, Vanessa Scalera, Giulia Steigerwalt.<br />
Con un contributo di Massimo Gramellini.</p>
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		<title>TUTTI I MIEI PECCATI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 12:45:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il dittico narrativo di Francesco Jovine, Tutti i miei peccati, che, oltre al racconto eponimo, include anche Uno che si salva, viene riedito con un saggio di Alberto Granese. Variamente giudicati dalla critica, fin dall’uscita della prima edizione nel 1948, i due racconti vengono ora letti secondo nuovi parametri e inquadrati da una diversa angolazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2">Il dittico narrativo di Francesco Jovine, <i>Tutti i miei peccati</i>, che, oltre al racconto eponimo, include anche <i>Uno che si salva</i>, viene riedito con un saggio di Alberto Granese. Variamente giudicati dalla critica, fin dall’uscita della prima edizione nel 1948, i due racconti vengono ora letti secondo nuovi parametri e inquadrati da una diversa angolazione euristica. Se la forma della lettera-confessione costituisce l’elemento strutturale più rilevante del primo testo, in cui l’autore elabora una complicata vicenda di colpa e dipendenza, una storia privata che diventa il luogo di una critica profonda alle istituzioni – famiglia, matrimonio, Chiesa –, nel secondo emerge un ritratto impietoso ma lucidissimo di un intellettuale minore del Novecento, la cui ambigua “salvezza” è una sopravvivenza soprattutto sociale e materiale, non una redenzione etica. Pure essendo diversi, si collegano entrambi alla cifra metanarrativa sperimentata in <i>Un uomo provvisorio </i>(1934), con caratteri tipici del realismo borghese e del modernismo in esaurimento, tanto da conferire, soprattutto al titolo del secondo racconto, un significato assolutamente ironico. I due racconti mostrano da prospettive complementari lo stesso nodo morale, la responsabilità, l’adattamento, e costruiscono una riflessione unitaria sulla coscienza individuale nella storia.</p>
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		<title>TARTUFI E NOBILTÀ</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 10:26:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sua Maestà il Tartufo: viaggio tra storia, leggenda e seduzioni gastronomiche di un nobile e misterioso fungo ipogeo. Un lungo itinerario che Franco Miranda intraprende partendo dall’antichità e procedendo in ordine cronologico – anche attraverso gli occhi di grandi protagonisti dell’arte culinaria come Giovan Battista Crisci, Antonio Latini, Vincenzo Corrado e Ippolito Cavalcanti –, toccando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2">Sua Maestà il Tartufo: viaggio tra storia, leggenda e seduzioni gastronomiche di un nobile e misterioso fungo ipogeo.</p>
<p class="p2">Un lungo itinerario che Franco Miranda intraprende partendo dall’antichità e procedendo in ordine cronologico – anche attraverso gli occhi di grandi protagonisti dell’arte culinaria come Giovan Battista Crisci, Antonio Latini, Vincenzo Corrado e Ippolito Cavalcanti –, toccando tutte le epoche storiche.</p>
<p class="p2">Non manca un folto corredo di ricette originali, che ancora oggi risultano di interessante consultazione.</p>
<p class="p2">Dalle pagine di questo originale lavoro emerge tutta la passione con cui Franco Miranda si è dedicato alla ricerca storico-gastronomica, traducendola spesso in reali occasioni conviviali e creando una virtuosa e generosa condivisione di saperi e sapori.</p>
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		<title>LA POSTA DEI CONFINATIControllo e censura postale al confino politico fascista 1926-1943</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:00:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il confino di polizia, introdotto dal regime fascista nel novembre 1926 e presto trasformatosi in confino “politico”, ha interessato sino al 1943 circa quindicimila persone: antifascisti, dissidenti, sovversivi, e quindi comunisti, socialisti, anarchici, ma anche omosessuali, religiosi, nomadi, vagabondi, persino fascisti troppo fascisti. Tutti coloro che non erano “allineati” al regime venivano messi in condizione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2">Il confino di polizia, introdotto dal regime fascista nel novembre 1926 e presto trasformatosi in confino “politico”, ha interessato sino al 1943 circa quindicimila persone: antifascisti, dissidenti, sovversivi, e quindi comunisti, socialisti, anarchici, ma anche omosessuali, religiosi, nomadi, vagabondi, persino fascisti troppo fascisti. Tutti coloro che non erano “allineati” al regime venivano messi in condizione di non nuocere: venivano allontanati, semplicemente e silenziosamente. E nei luoghi di confino naturalmente ricevevano posta e scrivevano a casa.</p>
<p class="p3">Per la prima volta, in modo organico e completo, viene affrontato un aspetto affatto secondario del confino di polizia: il controllo e la censura postale della corrispondenza dei confinati politici.</p>
<p class="p3">Nel volume sono trattate tutte le colonie confinarie (Ponza, Ventotene, Lipari, Ustica, Favignana, Lampedusa, Pantelleria, Tremiti, Pisticci) e alcune delle oltre quattrocento località confinarie sulla terraferma. Di ciascuna vengono tratteggiati gli aspetti salienti e ci si sofferma sulle modalità di controllo e censura postale attraverso la catalogazione di tutti i bolli utilizzati.</p>
<p class="p3">In relazione alle diverse colonie confinarie trovano spazio le biografie di cinquanta confinati politici (da Giorgio Amendola a Eugenio Curiel, da Corrado Bonfantini a Nello Traquandi) che vengono illustrate con documenti postali inediti e materiale degli Archivi di Stato.</p>
<p class="p3">Particolare rilievo viene dato nel volume alle donne, direttamente (come Maria Ciarravano, Lucia Bianciotto, Cesira Fiori, Giuseppina Callegari, Maria De Fanti) o indirettamente (le mogli e le figlie di confinati che seguirono il proprio uomo al confino, come nel caso di Luigi de Prospero o Lucio Mario Luzzatto) confinate.</p>
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		<title>PAESAGGI GASTRONOMICILuoghi della memoria identità e cucina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 09:24:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ Il senso più autentico del riconoscimento UNESCO alla Cucina Italiana possiamo trovarlo in questa ultima opera di Giovanni Ballarini: non una particolare tradizione, non un prodotto, non una ricetta, ma un saper creare e un saper fare, partendo dalle specificità territoriali che nel tempo hanno sperimentato e inserito nuove colture, accolto nuovi ingredienti ed elaborato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2"><span class="s1"><span class="Apple-converted-space"> </span></span>Il senso più autentico del riconoscimento UNESCO alla Cucina Italiana possiamo trovarlo in questa ultima opera di Giovanni Ballarini: non una particolare tradizione, non un prodotto, non una ricetta, ma un saper creare e un saper fare, partendo dalle specificità territoriali che nel tempo hanno sperimentato e inserito nuove colture, accolto nuovi ingredienti ed elaborato nuove preparazioni e tecniche culinarie, in un variegato mosaico in cui ogni tessera è perfettamente inserita, essenziale al tutto.</p>
<p class="p2">Paesaggio, territorio, gastronomia, identità, storia, memoria. Questi termini, utilizzati spesso in modo inconsapevole nel linguaggio comune, qui vengono analizzati nel loro significato più profondo, soprattutto in relazione al vissuto umano e alle elaborazioni culturali che ne determinano il senso.</p>
<p class="p2">Nella prima parte dell’opera l’Autore ci fornisce gli strumenti per una puntuale analisi culturale e antropologica di ciò che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni (il paesaggio, le tradizioni gastronomiche, il territorio, la cucina identitaria), nella seconda ci introduce alla “cucina del paesaggio”, attraverso la conoscenza dei territori, dei prodotti tipici, delle ricette e tradizioni gastronomiche. Molteplici e multiformi sono gli ambienti descritti e altrettanto lo sono le cucine di riferimento: il bosco, con castagne, cinghiali e tartufi, le argentee colline di uliveti, i trabocchi lungo le coste adriatiche, la cucina povera del ghetto ebraico o dei pastori della transumanza, le risaie dai cinque raccolti, le carpe drogate e le anguille migranti, e tanto altro.</p>
<p class="p2">Il paesaggio arriva sulle tavole, dove la cucina lo racconta nel suo più autentico significato, coniugandolo con le diverse tradizioni culinarie e gastronomiche dei luoghi.</p>
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		<title>ComaAppunti per un’Autobiografia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 10:12:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Per me almeno tutto dev’esser stato stabilito da quand’ero un bambino finito sotto le ruote di un camioncino in un pomeriggio di sole e sonno e solitudine sulle strade bianche e polverose del paese. E da quel momento, dissero dopo, eri un esserino muto, e forse definitivamente ritardato. Quella io la chiamo la mia prima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Per me almeno tutto dev’esser stato stabilito da quand’ero un bambino finito sotto le ruote di un camioncino in un pomeriggio di sole e sonno e solitudine sulle strade bianche e polverose del paese. E da quel momento, dissero dopo, eri un esserino muto, e forse definitivamente ritardato. Quella io la chiamo la mia prima esperienza di vita&#8230; inconscia. [&#8230;]<br />
E poi mia madre mi manda in un seminario delle Puglie per darmi un’educazione, un futuro. In quel luogo di penitenza e severi studi, rimanesti rimanellando per ben cinque anni, validi abbastanza da poterli classificare come seconda esperienza, lo shock della seconda esistenza. [&#8230;]<br />
E poi, ecco, (c’è sempre un poi), di nuovo fuori – via da quel sacro luogo&#8230; torni fuori nel mondo, ma per trovare che&#8230; che cosa? L’orrore della terza esperienza, lo shock della “mia” terza esistenza: la guerra civile. [&#8230;]<br />
Una vita strozzata. Ed io così vissi poi, da strozzato, come appeso a un uncino, come un malato legato alla cannula di alimentazione del suo coma».</p>
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		<title>Abdullah BadinjkiSotto il cielo di Damasco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Padula]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 12:58:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sotto il cielo di Damasco è un viaggio profondo nella memoria e nella politica di un Paese martoriato. Figlio di siriani di Aleppo, nato e cresciuto a Milano e con il cuore diviso tra le due città, l’autore intreccia esperienze personali e analisi geopolitica per raccontare la tragedia siriana. Dalle montagne di Qardaha alle stanze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sotto il cielo di Damasco è un viaggio profondo nella memoria e nella politica di un Paese martoriato. Figlio di siriani di Aleppo, nato e cresciuto a Milano e con il cuore diviso tra le due città, l’autore intreccia esperienze personali e analisi geopolitica per raccontare la tragedia siriana. Dalle montagne di Qardaha alle stanze del potere di Damasco, focalizza mezzo secolo di dittatura di una delle famiglie più controverse del Medio Oriente, attraversando le storie di chi ha costruito, sostenuto o sfidato quel sistema di potere, spesso nell’ombra e spesso a caro prezzo. Il libro mostra come una nazione culla di civiltà sia stata soffocata da repressione, corruzione e violenza, in un conflitto divenuto terreno di scontro tra potenze regionali e internazionali che hanno alimentato la distruzione invece di fermarla. Un racconto incredibilmente tragico, un intreccio di ambizione politica, autoritarismo, interessi, morte e devastazione e un atto d’amore per la Siria, una riflessione su identità, resistenza, memoria e destino. Perché sotto il cielo di Damasco, la Storia non è ancora finita e, forse, il futuro porterà davvero con sé un vento di libertà.</p>
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		<title>Valerio MastandreaPer caso ma non per sbaglio</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 11:48:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Valerio Mastandrea è il più inafferrabile e sorprendente tra gli attori italiani. In 30 anni di carriera ha attraversato con naturalezza commedia e dramma, cinema popolare e film d’autore, inquietudine e disincanto, senza mai restare bloccato in una casella e stabilendo sempre una speciale empatia con il pubblico. Ha lavorato con Ferrario e Zanasi, Caligari [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Valerio Mastandrea è il più inafferrabile e sorprendente tra gli attori italiani. In 30 anni di carriera ha attraversato con naturalezza commedia e dramma, cinema popolare e film d’autore, inquietudine e disincanto, senza mai restare bloccato in una casella e stabilendo sempre una speciale empatia con il pubblico. Ha lavorato con Ferrario e Zanasi, Caligari e Moretti, Bellocchio e Virzì, Golino e Cortellesi, Torre e Zerocalcare, con interpretazioni convincenti che gli hanno portato premi e riconoscimenti. E dove i personaggi non appaiono mai forzati ma stanno sullo schermo, come nella vita, “per caso ma non per sbaglio”. Questo libro ricostruisce il percorso artistico di Mastandrea attraverso saggi sui suoi film, ricordi e aneddoti di amici e colleghi e una conversazione in cui Valerio si racconta con sincerità e ironia.</p>
<p>Testi di Enrico Azzano, Chiara Borroni, Francesco Crispino, Ilaria Feole, Fabio Ferzetti, Beatrice Fiorentino, Mauro Gervasini, Federico Gironi, Emanuela Martini, Raffaele Meale, Emiliano Morreale, Anna Maria Pasetti, Mariapaola Pierini, Ilaria Ravarino, Giacomo Ravesi, Fabiana Sargentini, Boris Sollazzo.</p>
<p>Contributi di Gianluca Arcopinto, Giordano Meacci e Francesca Serafini, Daniele Vicari.</p>
<p>Interviste a Marco Bellocchio, Paola Cortellesi, Davide Ferrario, Marco Manetti, Chiara Martegiani, Paolo Virzì, Gianni Zanasi.</p>
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		<title>Frosolone Storie forbici e coltelli</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 11:16:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Testimone di prima mano, lucido e appassionato, Liberato Paolucci regala in questo libro un affresco prezioso di un tempo e di un mondo difficili e duri, ma pieni del fascino di una civiltà che, seppur con estrema fatica, sviluppa sé stessa con fiducia in un possibile futuro migliore. Il secondo dopoguerra, il lavoro, i mestieri, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Testimone di prima mano, lucido e appassionato, Liberato Paolucci regala in questo libro un affresco prezioso di un tempo e di un mondo difficili e duri, ma pieni del fascino di una civiltà che, seppur con estrema fatica, sviluppa sé stessa con fiducia in un possibile futuro migliore.<br />
Il secondo dopoguerra, il lavoro, i mestieri, il meridione d’Italia marginale e vilipeso, ma tenace nella sua sopravvivenza, nel suo tentativo di riscatto, nel suo balbettare a confronto col nord produttivo e con l’America che lo prosciugano di giovani e di forze. E poi il paesaggio montano, la gente, le tradizioni, la felicità di una vita sobria, di relazioni semplici. Liberato Paolucci ricorda e racconta, egli stesso segmento di una storia importante che<br />
ha visto l’artigianato di forbici e coltelli, anima di un paese, vivere e progredire fino ad affrontare le sfide della contemporaneità.</p>
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