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	<title>Cultura e Territorio Archivi - Cosmo Iannone Editore</title>
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	<title>Cultura e Territorio Archivi - Cosmo Iannone Editore</title>
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		<title>Ingegni di pensieri I misteri d&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 20:02:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’attaccamento alle radici è valore aggiunto, per non perdersi nei movimenti della vita che a volte scorre tumultuosa, a volte rallenta nei meandri di situazioni che ci portano dove neanche sappiamo. Le tradizioni ci aiutano a non smarrirci. Ci richiamano indietro quando siamo troppo oltre. In esse ci ritroviamo. Mentre i Misteri si allontanano per tornare nel chiuso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’attaccamento alle radici è valore aggiunto, per non perdersi nei movimenti della vita che a volte scorre tumultuosa, a volte rallenta nei meandri di situazioni che ci portano dove neanche sappiamo. Le tradizioni ci aiutano a non smarrirci. Ci richiamano indietro quando siamo troppo oltre. In esse ci ritroviamo.<br />
Mentre i Misteri si allontanano per tornare nel chiuso del Museo, dove li accoglierà di nuovo il silenzio, ma non l’oblio, penso che prima di me li hanno visti passare per le strade della città i miei genitori, i miei nonni, le persone care che mi hanno preceduta. Mi chiedo cosa avranno pensato, quali emozioni avranno vissuto, quale ingegno avranno applaudito di più.<br />
E mi sento anello di una catena che non stringe e soffoca, ma sorregge e sprona. Quanta storia racconta la propria terra!<br />
La straordinarietà dei Misteri d’inverno dà la sensazione di custodire un tesoro in più da lasciare a quelli che verranno dopo. Se vorranno ascoltare.<br />
V.P.</p>
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		<title>Storia della città antica d&#8217;Isernia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 12:25:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Redatto sul finire del XIX secolo, il manoscritto Storia della città antica di Isernia di Domenicantonio Milano si inserisce a pieno titolo tra gli scritti degli autori locali che, tra la seconda metà del 1800 e la prima metà del 1900, hanno fornito importanti spunti per la conoscenza storica e archeologica del territorio di Isernia. Milano racconta la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Redatto sul finire del XIX secolo, il manoscritto Storia della città antica di Isernia di Domenicantonio Milano si inserisce a pieno titolo tra gli scritti degli autori locali che, tra la seconda metà del 1800 e la prima metà del 1900, hanno fornito importanti spunti per la conoscenza storica e archeologica del territorio di Isernia.<br />
Milano racconta la storia della città dalle origini all&#8217;età sillana; in linea con il carattere erudito e antiquario tipico degli studiosi ottocenteschi, l’Autore si muove nell&#8217;ambito di diverse discipline, spaziando dall&#8217;analisi della conformazione geologica del territorio di Isernia, allo studio dei popoli italici e all&#8217;esame dei monumenti antichi. Nel corso della sua narrazione, fornisce interessanti riferimenti ai rinvenimenti archeologici effettuati nel territorio, spesso da lui stesso visionati, e frequenti notizie anche di natura etnografica, per lo studio dei costumi e dell’abbigliamento delle popolazioni sannitiche.<br />
Ciò che emerge dalla lettura di queste pagine è un racconto appassionato, generato dalla forte personalità di Domenicantonio Milano, personaggio eclettico che con la sua eccezionale cultura sembra precorrere i tempi, anticipando, per alcuni aspetti, quell&#8217;approccio interdisciplinare che diverrà parte della metodologia della ricerca archeologica solo in epoca recente.</p>
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		<title>L&#8217;emigrazione in un paese  dell&#8217;Italia meridionale Agnone tra storia e antropologia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 09:05:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo lavoro di W. A. Douglass è il frutto di una elevata padronanza di metodologie scientifiche applicate alle indagini di comunità e di un’ampia visione delle tematiche emigratorie, trapiantate nel fertile humus agnonese, ricco di testimonianze e richiami sociali e storici. Esso può essere considerato come il più moderno, approfondito e articolato studio di una comunità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo lavoro di W. A. Douglass è il frutto di una elevata padronanza di metodologie scientifiche applicate alle indagini di comunità e di un’ampia visione delle tematiche emigratorie, trapiantate nel fertile humus agnonese, ricco di testimonianze e richiami sociali e storici. Esso può essere considerato come il più moderno, approfondito e articolato studio di una comunità molisana mai realizzato sotto un profilo di storia sociale.<br />
La ricerca per lunghi anni è rimasta circoscritta nell&#8217;ambito specialistico. Questa nuova edizione è l’occasione non solo per rilanciarne la conoscenza e la diffusione, ma anche per ridefinirne criticamente la collocazione in un duplice ambito: le nuove prospettive che si sono aperte sul terreno della mobilità interna e internazionale e una migliore conoscenza del mutamento della società molisana verso la condizione contemporanea.<br />
La crisi di questi anni, particolarmente acuta nelle zone interne, ha evidenziato infatti le contraddizioni insite nel modello di modernizzazione della società molisana e sottolineato l’esigenza di recuperare una visione di lungo periodo, legata agli aspetti strutturali del contesto  ambientale e ai processi profondi che hanno agito sulla transizione sociale. Nella prospettiva di un nuovo tipo di sviluppo e nella speranza, non effimera, di una diversa forma di protagonismo territoriale, sociale e culturale.</p>
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		<title>Cerro al Volturno Un paese in movimento</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 15:41:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le popolazioni rurali per secoli sono state rappresentate come statiche e restie a uscire dai confini del proprio villaggio. Questa ricerca rovescia questo stereotipo, dimostrando quante siano, in un paese interno come Cerro al Volturno, le occasioni e le forme di mobilità vissute dai suoi abitanti. Si usciva dal paese per la transumanza e per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le popolazioni rurali per secoli sono state rappresentate come statiche e restie a uscire dai confini del proprio villaggio. Questa ricerca rovescia questo stereotipo, dimostrando quante siano, in un paese interno come Cerro al Volturno, le occasioni e le forme di mobilità vissute dai suoi abitanti. Si usciva dal paese per la transumanza e per i lavori stagionali; ci si allontanava per emigrazione: le partenze definitive per le Americhe e le partenze stagionali e temporanee verso il nord Europa, con le lunghe e dolorose separazioni tra marito e moglie, tra padri e figli.<br />
Con numerose interviste si dà la parola a chi questa mobilità l&#8217;ha vissuta in prima persona, affinché non si perda la memoria delle generazioni passate. Alle testimonianze dirette si accompagnano minuziose ricerche di archivio relative alle molte centinaia di cerresi che fin dai primi del Novecento si imbarcarono per luoghi lontani. Il volume giunge fino all&#8217;esodo giovanile di oggi che vede i nipoti degli antichi emigranti partire non più con una valigia di cartone, ma con una laurea in tasca.<br />
L&#8217;opera, frutto di un&#8217;impegnativa e rigorosa ricerca, è anche un tributo riconoscente nei confronti di chi, con coraggio e con duro lavoro all&#8217;estero, ha consentito ai figli di accedere alla scuola e di raggiungere i gradi più alti di istruzione e qualificate professioni.<br />
La conclusione è un&#8217;apertura verso scenari futuri. In un mondo in cui le migrazioni sono diventate un inarrestabile fenomeno planetario, anche Cerro al Volturno, paese di emigrazione e di spopolamento, potrebbe diventare un approdo per chi giunge da paesi lontani.</p>
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		<title>L&#8217;icona della Madonna della Luce di Isernia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 22:29:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Cattedrale di Isernia ospita la copia di una odighitria che, leggermente rovinata dalle infiltrazioni dell’acqua e male illuminata, ci appare come la riproduzione di una delle tante icone rappresentanti la Vergine e il Bambino che popolano le chiese italiane. È, invece, la copia di un’icona realizzata nel XVI secolo, portata nel duomo più di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Cattedrale di Isernia ospita la copia di una odighitria che, leggermente rovinata dalle infiltrazioni dell’acqua e male illuminata, ci appare come la riproduzione di una delle tante icone rappresentanti la Vergine e il Bambino che popolano le chiese italiane. È, invece, la copia di un’icona realizzata nel XVI secolo, portata nel duomo più di quattrocento anni fa e il cui culto non impiegò molto a radicare con forza nella popolazione isernina. La tavola originale, conservata nel tesoro della Cattedrale stessa, trasmette tutto il fascino di un’immagine taumaturgica, di un’opera dimenticata che aspetta solo di essere riscoperta e valorizzata per la sua bellezza e la sua indubbia qualità. Ulderico Iorillo ci conduce alla scoperta de La Madonna della luce, ce ne racconta la storia, i personaggi ad essa legati, il contesto storico-artistico in cui l’autore, il maestro Marcos Batha, operò.</p>
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		<title>Una ferrovia di montagna La società ferroviaria Agnone Pescolanciano 1909-1943</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 22:27:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La linea ferroviaria a trazione elettrica univa Agnone, centro particolarmente attivo nel commercio e nell&#8217;artigianato, a Pescolanciano attraversando il territorio dell’Alto Molise. Realizzata come collegamento con la ferrovia Isernia-Carpinone-Sulmona, che non aveva interessato tali territori, contribuì per vari decenni a sviluppare l’economia delle popolazioni locali.Inaugurata nel 1915 costituiva spesso l’unico mezzo di collegamento quando frequenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La linea ferroviaria a trazione elettrica univa Agnone, centro particolarmente attivo nel commercio e nell&#8217;artigianato, a Pescolanciano attraversando il territorio dell’Alto Molise. Realizzata come collegamento con la ferrovia Isernia-Carpinone-Sulmona, che non aveva interessato tali territori, contribuì per vari decenni a sviluppare l’economia delle popolazioni locali.Inaugurata nel 1915 costituiva spesso l’unico mezzo di collegamento quando frequenti nevicate bloccavano la viabilità fra i due centri capolinea. Lungo il tracciato, ancora in parte riconoscibile o identificabile, sono presenti i resti di numerosi caselli ferroviari. La linea che attraversa un territorio con ambienti estremamente vari si presenta come un tracciato, ben inserito nel paesaggio, che non deve essere dimenticato ma conservato come documento storico e come potenziale mezzo di sviluppo.</p>
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		<title>Le ferrovie nel Molise</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 22:19:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo testo, frutto di una lunga e appassionata ricerca, vuole essere un contributo alla migliore e più approfondita conoscenza della rete ferroviaria del Molise e delle sue problematiche. Non è un libro tecnico, riservato agli addetti ai lavori, anche se contiene alcuni essenziali riferimenti strutturali, ma un lavoro a carattere storico-sociologico, ricco di informazioni, dati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo testo, frutto di una lunga e appassionata ricerca, vuole essere un contributo alla migliore e più approfondita conoscenza della rete ferroviaria del Molise e delle sue problematiche. Non è un libro tecnico, riservato agli addetti ai lavori, anche se contiene alcuni essenziali riferimenti strutturali, ma un lavoro a carattere storico-sociologico, ricco di informazioni, dati e curiosità interessanti sulla storia e l’evoluzione delle ferrovie nel Molise.</p>
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		<title>Sapori onesti e memorie locali La cucina tradizionale di Isernia e provincia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 21:42:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il volto delle culture ha i tratti dell’identità alimentare. Quella che si definisce nei secoli attraverso certi prodotti, e modi di conservare, cucinare, impastare, stagionare. Quella che si perde per ultima, tra gli elementi culturali esposti all’assimilazione. Come prova l’esperienza degli emigranti e dei loro discendenti, che magari non parlano più la lingua dei paesi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volto delle culture ha i tratti dell’identità alimentare. Quella che si definisce nei secoli attraverso certi prodotti, e modi di conservare, cucinare, impastare, stagionare. Quella che si perde per ultima, tra gli elementi culturali esposti all’assimilazione. Come prova l’esperienza degli emigranti e dei loro discendenti, che magari non parlano più la lingua dei paesi da cui sono partiti, ma quando celebrano la loro identità originaria in un qualche rito festivo apparecchiano i cibi di casa, capaci di saziare la loro memoria. È in questo scenario che si colloca la ricerca stimolante e minuziosa compiuta dagli alunni delle scuole della provincia di Isernia, che raccontano di zuppe e di minestre, di polente di verdura, del mirabile olio di Venafro, di fave e di antiche carestie, di greggi, di formaggi, ma anche di straordinari reperti. Tutto raccolto in questo documento, che è un piccolo monumento memoriale. Una testimonianza d’affetto e una dichiarazione di appartenenza.</p>
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		<title>Il Molise e la transumanza Documenti conservati nell&#8217;Archivio di Stato di Foggia (secoli XVI-XX)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 17:55:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Molise ebbe sempre un importante ruolo nel mondo pastorale. Attraversato da tratturi e tratturelli, gli antichi itinerari che i pastori percorrevano per portarsi dalle zone montuose ai pascoli invernali del Tavoliere e per far ritorno ai paesi d’origine quando gli erbaggi della pianura pugliese si inaridivano, contribuì con le sue risorse umane e le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Molise ebbe sempre un importante ruolo nel mondo pastorale. Attraversato da tratturi e tratturelli, gli antichi itinerari che i pastori percorrevano per portarsi dalle zone montuose ai pascoli invernali del Tavoliere e per far ritorno ai paesi d’origine quando gli erbaggi della pianura pugliese si inaridivano, contribuì con le sue risorse umane e le sue numerose greggi a mantenere lungamente in attività una fiorente pratica economica che impegnava migliaia di persone e della quale, dopo il declino nel XIX secolo, restano molte e significative tracce nei luoghi, nei costumi, nel linguaggio, nell&#8217;arte.<br />
L’intenso e secolare rapporto del Molise con la transumanza trova illustrazione, spesso doviziosa, in diversi fondi documentari conservati nell&#8217;Archivio di Stato di Foggia. Di essi la presente ricerca segnala e descrive le attestazioni più interessanti.</p>
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		<title>San Vincenzo al Volturno. Dal Chronicon alla Storia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 17:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Monastero di San Vincenzo al Volturno, sorto agli albori dell’VIII secolo, divenne ben presto avamposto del papato nel Mezzogiorno d’Italia e interlocutore privilegiato dei principi longobardi e dei sovrani carolingi, prodighi di donazioni comprendenti molti poteri civili. Il libro racconta, con un linguaggio chiaro ed essenziale, attraverso studi altamente qualificati, il monumento e le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Monastero di San Vincenzo al Volturno, sorto agli albori dell’VIII secolo, divenne ben presto avamposto del papato nel Mezzogiorno d’Italia e interlocutore privilegiato dei principi longobardi e dei sovrani carolingi, prodighi di donazioni comprendenti molti poteri civili. Il libro racconta, con un linguaggio chiaro ed essenziale, attraverso studi altamente qualificati, il monumento e le sue vicende calate nel contesto storico, propone passi scelti del Chronicon Vulturnense, documento dei monaci vulturnensi del XII secolo conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, di cui riproduce le splendide miniature. Il volume è dotato di un ricco apparato iconografico.</p>
<p>a cura di Gianfranco de Benedittis</p>
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